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 MALA VITA
| Epoca: 21 febbraio 1882 |
Soprano: Bellincioni |
| Soggettisti: S. Di Giacomo, G. Cognetti |
Altri artisti: Beltrami, Nicoletti, Leonardi, Sporen |
| Librettista: Nicola Daspuro |
Maestro: Podesti |
| Città della prima: Roma |
Esito: buono |
| Teatro: Argentina |
Atti: 3 |
| Tenore: Stagno |
Soggetto: verista |
Mala vita fu la prima opera rappresentata di Umberto Giordano, conseguenza dell'esito positivo dell'audizione presso l'editore Sonzogno che permise a Giordano la stipula del suo primo contratto e l'inizio del suo cammino artisico.
L'opera, poi rielaborata nel 1897 con il titolo Il voto, fu rappresentata per la prima volta a Roma al Teatro Argentina il 21 febbraio 1892 e, per l'inconsueta crudezza del soggetto, colloca il musicista foggiano nell'ambito del filone cosiddetto verista.
L'opera fu rappresentata, dopo Roma, a Napoli, Ancona, Faenza, Bologna, Venezia, per poi approdare all'estero a cominciare dalla musicalissima Vienna (27 settembre 1892) dove l'opera ebbe un successo enorme.
Personaggi: Vito Amante (T); Annetiello (Bar); Cristina (S); Amalia, moglie di Annetiello (Ms); Marco, barbiere (B); Nunzia, pettinatrice (Ms); popolani e popolane, garzoni, tintori, ragazzi. Napoli, anno 1810. Il tintore Vito, amante di Amalia, una donna sposata, è tisico; poiché ha paura di morire fa un voto al Crocifisso di sposare la prima prostituta che incontrerà, per redimerla. Davanti alla fontana incontra Cristina e le propone di sposarlo; la ragazza accetta. Ma Amalia non è disposta a perdere l’amante: affronta e schernisce l’ex prostituta. Vito, che non riesce a resistere al fascino di Amalia, abbandona Cristina; la ragazza, sconfitta, torna a fare la prostituta. Il modello al quale si ispira Giordano per la sua prima opera è Cavalleria rusticana (i protagonisti di Malavita furono proprio Roberto Stagno e Gemma Bellincioni, primi interpreti dell’opera di Mascagni): brindisi e intermezzi sono di chiara derivazione mascagnana; per riprodurre il colore locale, Giordano impiega tarantelle e canzoni napoletane (Annetiello, un amico di Vito, canta una canzone in dialetto "Ce sta, ce sta nu mutto ca dice"). Ma il giovane operista dimostra già una certa maturità compositiva, soprattutto nella scena del voto di Vito ("Di quest’anima mia sii redentore") e nel duetto-scontro tra Amalia e Cristina ("Ma questo amore è l’ultima mia speranza"). L’opera ebbe un grande successo soprattutto in Germania e in Austria; in Italia invece il soggetto venne ritenuto troppo scandaloso. Nel 1897 Giordano presentò una nuova versione dell’opera, con il titolo Il voto, nella quale non figura il personaggio di Annetiello e Cristina si suicida*.
* Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi
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